Posted: maggio 13th, 2011 | Author: | Filed under: general, il mondo in sciopero | Commenti disabilitati su

… Ritorno a Rennes

La Casa dello Sciopero di Rennes, nata durante le lotte francesi dello scorso autunno e di cui abbiamo spesso trattato in questo spazio, è un’esperienza che mostra come almeno alcune delle cose che intendiamo col nome della nostra “ragione sociale”, ovvero lo sciopero irreversibile, possono essere messe in pratica. Ci interessa molto la sua ricerca sulle condizioni che rendono possibile vivere e bene ponendosi, per quanto possibile, al di fuori dei rapporti di produzione e di lavoro in cui tutti viviamo e male. Ci interessa altrettanto che il come di questa ricerca sia il più possibile gioioso e composto da una molteplicità di persone dalle storie e dalle attività molto diverse eppure accumunati dal desiderio di scioperare infinitamente il capitalismo e il suo mondo.

Al di là delle attuali difficoltà nelle quali si dibattono i suoi “abitanti”, non diverse da quelle che affliggono chiunque si sia posto da una eguale postazione di tiro, crediamo quindi sia interessante seguirne le evoluzioni ed è per questo che traduciamo uno degli ultimi suoi comunicati nel quale si annuncia la decisione di affittare un luogo per la Casa dello Sciopero. Nel frattempo essa vive nomadicamente per la città di Rennes portando in giro, con varie iniziative, l’idea e la pratica di uno sciopero che non finisce con la fine dello sciopero, quella di un legame nato durante la lotta che non solo si preoccupa di difendere le condizioni di lavoro del presente ma anche di elaborare, in teoria e in pratica, delle forme di produzione e redistribuzione non-capitalista e di come far durare l’”euforia” dello sciopero e dei blocchi oltre il termine di questi. In una parola la questione che pone la Casa dello Sciopero è semplice e decisiva: come uscire dal capitalismo a partire da ora?

 

L’appello dal sito https://maisondelagreve.boum.org/:

Se la Casa dello Sciopero è stata aperta lo si è fatto per dare un luogo all’AGI (Assemblea Generale Interprofessionale) che durante il movimento contro la riforma delle pensioni era il punto a partire dal quale si organizzavano una gran parte dei blocchi. L’AGI ha permesso ad alcuni salariati di differenti settori, a studenti, disoccupati e sindacalisti di riunirsi attorno alla comune volontà di costruire un rapporto di forza a partire dalla base. Si trattava in quel momento di incoraggiare il proseguimento degli scioperi e la determinazione degli scioperanti a paralizzare l’economia.

Dotarsi di un luogo si è imposto velocemente come una necessità per permettere a tutti di partecipare alla costituzione di una rete di socialità densa e dotata di mezzi materiali messi in comune, dove fosse possibile coordinare le iniziative di resistenza, le forme di solidarietà e i desideri di rottura con l’assegnazione di ognuno alla propria “ragione sociale”. La Casa dello Sciopero è stata anche un’esperienza di cooperazione e orizzontalità, in contrasto con la segmentazione e la delega del potere che prevale abitualmente nella società e a cui non sempre sfuggono anche i mondi militanti.

L’idea non è mai stata quella di costruire un rifugio ma, al contrario, di incontrarsi per dare corpo alle complicità tessute durante i picchetti, per densificarle e moltiplicarle.

Per far vivere questa verità: qualunque sia il luogo da dove cui si venga, il mestiere che si esercita o meno, il sindacato o il gruppo di amici al quale si appartiene, il desiderio di lottare insieme ci riunisce e trasforma in forza questa molteplicità di punti di partenza.

Questo autunno abbiamo iniziato a immaginare una nuova forma di sciopero. Uno sciopero che impari dove e come bloccare l’economia locale e i suoi flussi ma anche uno sciopero che sappia riappropriarsi dei luoghi, cucinare per cento persone grazie alle verdure dei contadini amici, atelier di meccanica per le biciclette, serigrafia, informatica, un servizio permanente di auto-difesa giuridica, casse di solidarietà, sostegno alle lotte locali, organizzazione di discussioni più puntuali di un seminario all’università, feste dionisiache… Uno sciopero che non sia più dipendente dalle direttive dei burocrati sindacali o alla temporalità corta e ritualizzata dei movimenti sociali, ma che disfacendo poco a poco la mobilitazione totale ( il lavoro perpetuo che ognuno deve fornire per “restare in corsa”) che ci impone il capitalismo per estendere il suo regno disastroso, allarga la nostra autonomia e lascia presentire altri mondi possibili. Uno sciopero che si faccia carico di tutte le condizioni d’esistenza e non solamente di quella del lavoro.

L’offensiva poliziesca che ha colpito la Casa dello Sciopero mirava a distruggere l’esperienza di lotta che si stava costruendo a Rennes e a recidere i legami che si stavano creando prima che essi divenissero indefettibili. Anche se l’operazione, portata avanti dal Comune, è riuscita a sgomberare la Casa dello Sciopero dai vecchi locali della CFDT (sindacato collaborazionista, ndt), non ha avuto gli effetti che voleva produrre. La Casa dello Sciopero non si riduceva a un luogo e non solo la solidarietà che si è espressa in seguito allo sgombero è andata al di là di ogni speranza ma molte delle sue attività si sono riorganizzate: redistribuzione alimentare e pranzi tutti i venerdì, laboratori di informatica, presenza nelle facoltà, discussioni collettive, processi di creazione di nuove sezioni sindacali di lotta, autodifesa dei disoccupati e dei precari di fronte alle istituzioni incaricate di controllarli…

Oggi, l’affitto di un luogo per una futura Casa dello Sciopero si è imposto come una necessità alla maggior parte di quelli che vogliono prolungare questa esperienza. Un luogo che permetta di sperimentare nella durata tutto ciò che si faceva alla Casa dello Sciopero e anche di più.

E’ uno dei paradossi dell’epoca il fatto che servano dei soldi per dotarsi dei mezzi per liberarsi del denaro.

Quello che è stato immaginato, per il momento, è che il finanziamento di questo affitto si faccia attraverso una molteplicità di donazioni mensili che possono partire da delle piccole somme (10 euro) a somme più considerevoli, in funzione dei desideri e delle possibilità di ognuno. Questo al fine di evitare che una sola o più risorse di denaro possano prendere un potere troppo ampio. E’ difficile per il momento immaginare esattamente la somma che serve riunire e se ci sarà bisogno di un contributo particolarmente conseguente all’inizio.

Per poter prevedere quello che è realmente possibile affittare, domandiamo a tutti quelli che vogliono sostenere la Casa dello Sciopero una promessa di dono mensile. Va da sé che questa promessa impegna solo la vostra parola, ma essa è altrettanto importante nella misura in cui determinerà le ricerche a venire.

Ovviamente, se per un caso fortunato, qualcuno avesse delle informazioni su di un luogo da affittare, da prestare o da donare per accogliere la Casa dello Sciopero, tutte le informazioni sono più che benvenute.